• Lino Rialti

Trump semina paura per raccogliere la vittoria



Mentre i cambiamenti climatici sconvolgono l'America (e tutto il resto del mondo), cambiamenti negati da Donald Trump, l'uragano Laura fa almeno quattro morti e lascia dietro di se devastazioni immani tra Louisiana e Texas e Donald Trump, alla convenzione repubblicana, accetta formalmente la candidatura per la corsa alla rielezione e gioca il tutto per tutto.




Gioca la carta della paura. La paura della fine del sogno americano. Un sogno che molti non hanno mai fatto, non hanno mai visto, se non visto vivere da altri, sempre meno, sempre però, per questo, più arroccati e sulla difensiva.



L'americano medio non sa che cosa voglia dire sognare. Soprattutto i neri, gli ispanici, i nativi americani, i nuovi immigrati irregolari. Presi dalla realtà di cosa mettere sul piatto per pranzo e poi per cena, di come riuscire a pagare affitto e bollette. In un Paese, dove una sola settimana di ritardo nel pagamento dell'affitto, comporta l'irruzione armata della polizia e lo sgombero forzato.



Sempre più persone, spesso vivono in macchina, in roulotte o per la strada, che comunque lavorano dieci, dodici, quattordici ore al giorno, per lavori mal pagati e senza alcuna tutela. Non possono pagare l'affitto, non hanno tutele mediche. Si è questo il sogno americano di Trump. Mano d'opera a bassissimo costo così da poter far concorrenza alla Cina, poter riempire le tasche di dollari agli imprenditori, come lui, affamando però un Paese sempre più spezzato, diviso, esasperato, armato e violento. E quindi ieri sera alla convenzione Trump ha messo dinnanzi le alternative, viste dal suo particolarissimo punto di vista: "La scelta è tra sogno americano e socialismo", così ha voluto chiudere l'ultima serata della convention repubblicana. E ovviamente promette milioni di posti di lavoro, ma di quel lavoro di cui abbiamo detto prima e denuncia Biden come "pericoloso socialista". E, mentre fuori, per le strade di Washington, la folla manifestava contro di lui e contro la sua politica, tanto da potersi udire anche dal palco nonostante la musica operistica di sottofondo, alla convenzione viene citato il tema sicurezza.



Sorge, in questa ultima giornata, una nuova stella, anzi direi una starlette, dal nome esotico, Ivanka, forse l'erede del sogno trumpiano. E poi, via all'orgia di abbracci e strette di mano, pacche sulle spalle, senza distanziamento senza mascherine, gente vagare per i giardini della Casa Bianca. Saranno, già da oggi, 1500 mine vaganti, tra i 1500 ci potrebbe essere stato qualche positivo... ma non si poteva chiudere la convenzione repubblicana a distanza e con la mascherina, non fa parte del sogno trampiano. E così Pence e Trump accettano "umilmente" le rispettive candidature. Umilmente, per dire, la convenzione, questa convenzione è stata pensata come un set cinematografico: palco con pavesi e bandiere a stelle e strisce e scalinata dalla quale scendere.



A confronto la convenzione democratica appare un'esperienza monastica. E da questa scala sono scese le stelle: ma non Rudy Giuliani, ex sindaco di New York e attuale avvocato del presidente; lui parlava a distanza, da un auditorium a 500 metri di distanza. Invece è scesa la figlia Ivanka e ovviamente lui, il re Donald. Posti di lavoro, prodotto interno in crescita prima del virus, ma soprattutto "law and order": sommosse e violenza. L'America, ha detto Trump, è ad un bivio "queste sono le elezioni più importanti della storia americana", quindi ha fatto un appello al voto per se ed ha concluso un'ore e dieci minuti dopo l'inizio della serata con queste parole: "Il 3 novembre l'America sarà più sicura, più forte, più orgogliosa e sarà più grande che mai, sono molto orgoglioso di essere il candidato del partito repubblicano". Nessuna parola per le discriminazioni, per il razzismo strisciante, nessuna parola per le violenze sui cittadini da parte della polizia, sul caso Floyd, nessuna parola per l'ultimo caso, Blake, il ragazzo afroamericano al quale la polizia ha sparato alle spalle 7 colpi di pistola riducendolo sulla sedia a rotelle. Per questo l'America si ribella, per questo, speriamo tra settanta giorni, vada in massa a votare, perché si può e si deve cambiare.

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