• Lino Rialti

Un altro cavallo muore per far divertire un turista



Una morte che doveva e poteva essere evitata ed invece non è stato così: è morto ieri mattina alla Reggia di Caserta uno dei cavalli del servizio di carrozze che portano i turisti su e giù per il Parco Reale. Il povero cavallo, sicuramente per il gran caldo e la stanchezza dovuta allo sforzo di dover trainare una carrozza, è stramazzato al suolo. L'evento funesto è avvenuto davanti ai diversi turisti che visitavano la Reggia. L'Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) ha diffuso una nota nella quale si critica quanto accaduto e si preannunciano azioni legali e "farà tutto il necessario attraverso il suo studio legale perché i colpevoli di questo scempio paghino per le loro azioni", e ricordando di essere da "sempre impegnato per contrastare questo insensato mercimonio perpetrato ai danni di cavalli resi schiavi". La direttrice della Reggia di Caserta, Tiziana Maffei, esprime "profondo dispiacere per l'accaduto" e spiega che "il servizio di carrozze ippotrainate è gestito in concessione dalla società Tnt", e che "gli organi competenti stanno effettuando in queste ore tutte le verifiche che il caso richiede".



Ippotrainate... anche la lingua esprime tutta l'inadeguatezza della organizzazione. Ippotrainate come per celare, nascondere che a trainare queste carrozze c'è un cavallo, un essere vivente, senziente, non una macchina con un motore. Nella Reggia di Caserta come a Firenze o Roma queste carrozze turistiche sono un’attrazione fuori luogo, anacronistica, crudele. Da più parti, nel corso degli ultimi anni sono arrivate le richieste di porre fine a tanta barbarie. Non esiste un motivo valido per mantenerle ancora attive: basta considerare il traffico automobilistico sempre più esasperato che caratterizza i centri storici, il caldo cocente sempre più intenso e l'afa asfissiante o il freddo pungente o la pioggia. Non saliremmo mai su di un trabiccolo come quelli se potessimo solo in parte immaginare cosa possa significare per un cavallo vivere in quelle situazioni. Invece dalla mattina alla sera, sotto il sole e con quelle temperature proibitive, in condizioni pazzesche, questi poveri cavalli sono soggiogati, nel vero senso della parola, legati ai carretti, alle botticelle, alle carrozzelle, alle carrozze, come ogni città le chiama in modo diverso, ma in sostanza descrivendo una tortura sempre uguale. Al caldo si aggiunge la superficie sconnessa dei sanpietrini che sotto alle ferrature degli zoccoli rendono ogni passo del cavallo una frustata alle articolazioni, si pensi allo sforzo alla quale è sottoposta la muscolatura per evitare di scivolare. E poi trainare 800 o 900 chilogrammi... per portare qualche turista a spasso. Qualche turista che potrebbe farsi appiedi lo stesso tragitto o su un bellissimo pulmino elettrico o in bicicletta invece di foraggiare un servizio turistico obsoleto ma che ci si ostina, per gli interessi di una ristrettissima categoria e la complicità di amministrazioni inconcludente o peggio conniventi, a voler mantenere in vita.


Nelle foto solo alcuni degli ultimi episodi, qui sopra, la morte di Otello a Roma.


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