• Lino Rialti

Un altro femminicidio: il possesso e l'amore



Sembrava la fine di una triste storia, suicidio. Un uomo si era gettato da un ponte sulla Montagna Pistoiese. Ma quello che hanno scoperto i Carabinieri, una volta recatisi a casa per avvisare la famiglia era ben altro. Una donna, la compagna del suicida, era stata uccisa a coltellate. Insomma il solito femminicidio finito col suicidio dell'assassino.



I militari dell'Arma, andati a casa dell'uomo per avvisare la famiglia, hanno, infatti, scoperto che la moglie, 38 anni, era stata uccisa nella loro casa di Vaiano (Prato), a oltre 60 chilometri da dove l'uomo aveva deciso di porre fine alla sua esistenza.


L'uomo, un 50enne, poco dopo le 12.30 di ieri si è gettato da un ponte sospeso. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della stazione di San Marcello (Pistoia). Il movente, per i Carabinieri, sarebbe riconducibile a dissidi di natura sentimentale sorti ultimamente fra i due. A Vaiano è stata organizzata anche una manifestazione terminata con una installazione che chiedeva uno "STOP" immediato alla violenza sulle donne.


Solo una delle tante, sicuramente troppe, storie simili, sovrapponibili, nelle quali l'uomo, non poteva accettare la perdita della "sua" donna, non poteva lasciare che la "sua" compagna si allontanasse da lui, dalla sua vita. Una idea comune a molti uomini di proprietà privata, insomma, della quale si può disporre, nella quale si può liberamente e pesantemente interferire, sino a toglierle la libertà persino di vivere.


Ma, anche se questi fatti sono relativamente sporadici, pur se molto frequenti, la tendenza ed il trend, nella società d'oggi, di rapporti morbosi e sballati fra sessi, è luogo comune. Una marea a fasi, quasi lunari, con corsi e ricorsi, periodi di apertura e miglioramento alternati a periodi neri e deleteri soprattutto per il genere femminile.



La donna, già definita "sesso debole", da una grammatica errata, che porta a comprendere in maniera sballata i ruoli opposti dei generi nella famiglia e nella società, è, così, vista come essere dall'inferiorità fisica, un essere fragile da proteggere ma del quale disporre a piacimento, insomma da dominare da parte dell'uomo, il maschio, il più forte, il capo.


Ma per tentare di capire la provenienza di questo rapporto malato, dobbiamo partire da lontano. Ovviamente la visione distorta delle relazioni ha origini lontanissime. Già nella Bibbia, nell'Antico Testamento, si parla di essere da punire dopo il peccato originale, la mela: «Ti sentirai attratta da tuo marito, ma lui dominerà su di te» (Gen 3, 16). Ovviamente, nelle Sacre Scritture si trova di tutto ma è l'interpretazione che, utilitaristicamente, gli si vuole dare, che fa la vera differenza.



In Italia, storicamente eravamo partiti bene, gli Etruschi, non ancora contaminati dalla visione creazionistica, riservavano al genere femminile la parità, la donna giaceva sul triclinio anche durante tutte le feste, le ricorrenze ed i ricevimenti al fianco dell'uomo. Aveva un ruolo tutto sommato paritario all'interno della famiglia e della società.



I Roma ma anche ad Atene, invece, alla donna erano riservati spazi della casa esclusivi, solo gli uomini si riunivano, festeggiavano e solo loro disponevano di potere decisionale ed amministrativo, anche se la matrona aveva comunque un certo potere ed era riconosciuta nella società di allora. Ma la donna romana era già stata messa su di un piedistallo, veniva idealizzata, quasi deificata, si, la deificazione è ad un passo dalla dominanza. Infatti il passo è breve, la caduta di un dio comporta sempre violenti sentimenti, ed in condizioni particolari, di conseguenza, violenza.



I cosiddetti "secoli bui", il periodo storico chiamato medio evo, vede la donna relegata nelle stanze della casa, coperta, quasi nascosta dalle vesti. Poche le elette che potevano imparare a leggere e far di conto. Sono frequenti figure di donna che si travestirono da uomo per studiare o persino per imparare a dipingere. Le donne non erano ammesse negli atelier dei pittori. Infatti solo alcune figlie di pittori ebbero tramandate le tecniche pittoriche ma venivano viste con occhio sospetto se non malevolo sia dai colleghi maschi ma anche dai committenti.



Dalla Francia di fine '700, arrivò un prima richiesta di riconoscimento per la parità dei diritti del genere femminile: il manifesto chiamato "Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina" era il 1791 e portava la firma di Olympe de Gouges, una drammaturga parigina, poco dopo gigliottinata.



Ma solo un anno dopo, a Londra, Mary Wollstonecraft scriveva un trattato chiamato "Rivendicazione dei diritti della donna". Era nato il femminismo. Per arrivare negli Usa, il femminismo deve aspettare il 1848, con Elisabeth Cady Stanton ed il suo proclama "Dei diritti delle donne all'uguaglianza", erano riunite 300 donne a Seneca Falls, vicino a New York. Ma un po tutti i movimenti di pensieri non conservatori sentirono la necessità di abbracciare la rivendicazione dei diritti delle donne. Un grande contributo venne dato dal femminismo socialista degli utopisti Owen e Fourier e dalle loro idee degli abitanti delle città ideali.



Ma anche Marx prese posizione sul problema della condizione femminile. Da Fourier riprese l'idea secondo la quale "il progresso sociale si può misurare con esattezza dalla posizione sociale del bel sesso".



E una posizione ancora diversa ma che sicuramente contribuì alla diffusione della presa di coscienza delle donne circa i loro diritti, arrivò dalla diffusione sotterranea del femminismo anarchico. Nato in Francia, si diffuse, soprattutto nelle grandi metropoli europee ed arrivò anche a New York ed in altri centri del Nord America. Non interessava a loro la richiesta delle altre femministe di ottenere il diritto al voto, che aborrivano, ma ovviamente, chiedevano, anzi pretendevano il riconoscimento della parità dei sessi. Il periodo delle Suffragette termina la prima ondata femminista che naufraga nel periodo buio della Grande Guerra.



Poi, un guizzo: la Belle Epoque. L'eccitazione, la felicità, qualcosa di simile ad una pazzia, dopo l'austerità della guerra e le morti per la pandemia di Spagnola. Nato in America, a Charleston, rapidamente, questo ballo liberatorio, si diffonde di grammofono in grammofono e di radio in radio. Rapidamente per il mondo si moltiplicano spacchi vertiginosi, generose scollature, minigonne, sigarette in bocca, fino ad allora appannaggio dei soli uomini e, dulcis in fundo, sesso, finalmente sdoganato e fuoriuscito dalla buia camera da letto matrimoniale. Fino ad allora, quasi dappertutto il concetto regnante era stato "non lo faccio per piacer mio ma per dare figli a Dio". Invece ora, quasi liberalizzato, viene esposto e quasi sbattuto in piazza.



Poi la seconda guerra mondiale ed il necessario rallentamento e ri-arretramento dei costumi, per così dire. Ma con il femminismo ancora attivo, per esempio nelle brigate partigiane femminili. Ma con l'arrivo del boom economico, post conflitto, il cinema, le calze di seta e poi di nylon, il trucco, tornato in voga pesante come in periodo antico, le minigonne. La presa di coscienza delle donne del loro ruolo nella società, la battaglia per la parità dei diritti. Arriva la seconda ondata del femminismo. il famigerato 68, gli anni settanta del secolo scorso. Le lotte, anche violente, per prendersi quanto di diritto. E poi finalmente oggi. Con l’arrivo della modernità, il riconoscimento dell’uguaglianza tra uomini e donne, il lavoro della donna e l’aiuto dell’uomo nell'accudire i figli, si pensava di aver raggiunto una certa maturità nelle relazioni tra i sessi.



Invece, complici alcuni movimenti politici e grazie anche l’informazione distorta che manipola e relega spesso con mezzi raffinati la donna a margine, l'uomo resta, troppo spesso, purtroppo, convinto di essere il capo, il responsabile, colui che può disporre liberamente, anche di una vita non sua ma che considera una proprietà privata.


Fortunatamente oggi, grazie anche all'avvento dei media e dei nuovi media, dei social, riusciamo a conoscere quello che in passato veniva taciuto, che non si conosceva perché relegato all'interno delle mura domestiche. Le violenze, le angherie maschili ora sono più spesso smascherate. Ma ovviamente non abbastanza e spesso, come nel caso di cui abbiamo detto prima, non in tempo.



Nuovi reati e nuove aggravanti sono state aggiunte al Codice Penale, nuove reti di protezione sono state stese attorno alle potenziali vittime, ma ovviamente nulla è sufficiente. E' necessario un cambio di passo. E' necessaria una opera educativa. Quella rieducativa è tardiva e inefficace. In quei casi, meglio la repressione e la reclusione, uniche certezze di conforto per le vittime.



La complementarietà è l'unico traguardo su cui puntare, ma certamente, finché esisteranno madri chiocce e schiave di marito e figli maschi, poco si potrà fare. Insomma la liberazione della donna deve partire dalla donna e dal suo approccio alla famiglia. Un padre violento genera figli violenti. Una madre che recide un rapporto malato salva i propri figli dalla perpetrazione futura e la ripetizione eterna di certi comportamenti patologici oltre che a salvarsi la pelle. Questo certamente non deve essere letto come uno scarica barile. Ma la donna, soprattutto se madre, deve fare la sua parte in questa vicenda che la coinvolge così profondamente. Anche perché un uomo che incontra una donna, volendola troppo spesso simile alla madre, in una relazione malata, patologica, può arrivare ad essere violento. Per gelosia guidata dall'insicurezza. Alcuni uomini sono impreparati e immaturi nel gestire rapporti con donne indipendenti e che espletano un lavoro gratificante. Infatti spesso le violenze si accendono con la perdita del lavoro da parte del maschio, che con il lavoro crede di perdere identità ed importanza nel ruolo familiare e della coppia. Gli uomini, in questi casi credono di perdere il controllo sulla compagna e non sono capaci di mutare il rapporto da subalterno a paritario.



Oggi, fortunatamente la stragrande maggioranza delle donne vengono cresciute in contesti sani e che le porta a vedersi equilibratamente sicure delle proprie capacità e eque nel rapporto con l'altro sesso. Qui può nascere il problema. Se dall'incontro avviene un incrocio di fattori d'equilibrio e rispetto, la coppia resta stabile e gestisce un rapporto maturo che può essere duraturo o fugace ma è sempre paritario. Se invece si mescolano ad una donna, diciamo con visione aperta, pulsioni possessive e oppressive, il patatrac è assicurato. E da lì l'escalation è solo questione di tempo. Infatti più è lungo il tempo d'incubazione più i sintomi sono nefasti. Scatta la violenza, l’orgoglio ferito che non sopporta soprattutto l’abbandono. Anche le donne, bisogna dirlo, possono essere possessive e poco rispettose della libertà del partner, solo che raramente degenerano nella violenza fisica. Una via preventiva sta , come detto nell'educazione soprattutto all'interno delle famiglie ma anche scolastica.



Come abbiamo visto, alle donne, in quanto a parità di diritti, non è mai stato regalato nulla, hanno dovuto sempre lottare per raggiungere, nella società, l'ottenimento di quanto a loro dovuto, che poi è semplicemente la parità coi colleghi di vita, gli uomini. Passi in avanti sono stati fatti, tanto è stato ottenuto, oggi molte donne siedono su poltrone importanti e quando arrivano a certi livelli, spesso dimostrano le loro capacità innate, ataviche o indotte. Sono ottimi leader, a confronto con gli uomini, per esempio che sono incentrati sul ritorno finanziario, le donne prediligono quello olistico, affrontano la carriera in modo auto-riflessivo valorizzando fattori come lo scopo ed il rapporto coi colleghi senza perdere di vista la vita privata. Un uomo al comando di una nazione può dichiarare guerra, una donna più facilmente scende a patti, anche con il nemico e trova una soluzione alternativa alla violenza. Per questo dobbiamo tutti prendere coscienza e lavorare assieme per cambiare la visione idealizzata e possessiva del genere femminile.


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