• Lino Rialti

Una catena che divide l'anima dal corpo




Un paio di giorni or sono, tornando a casa, con la mia famiglia da delle commissioni, ho notato, nei pressi della abitazione, qualcosa di diverso, di strano. Poi ho messo a fuoco: una nostra vicina, che oramai usa quella dimora un paio di volte all'anno, per uno o due giorni, aveva dato mandato, ad un suo parente, di chiudere con una bruttissima catena di plastica bianca e rossa una porzione del piazzale antistante le nostre case.


La nostra reazione è stata di incredulità. Conosciamo questa signora da tantissimi anni, era la primavera del 1995. Avevamo sempre capito della passione di questa vicina, per la proprietà privata, ma prima potevano esserci dei motivi validi che suffragavano questa vera e propria "fissa". Lei ed i marito, avevano una attività ricettiva e, riservare un paio di posti per i loro ospiti, sembrava più che legittimo. Certo, magari tollerare, quando questi preziosissimi posteggi non fossero serviti a nessuno, che qualcuno di noi osasse fermarcisi per una o due ore, sarebbe stato auspicabile, ma tant'è. Questa signora è signora di principi. Quindi pretendeva la immediata rimozione di ogni ostacolo alla manifestazione della sua proprietà privatissima. Telefonate e/o citofonate con richieste pressanti di rimuovere l'ostacolo.


Oramai, con l'attività ricettiva chiusa da anni e la casa, abitata al massimo per quattro o cinque notti su 365, pensavamo fosse meno vitale quel pezzettino di piazzale.


Invece un nostro ospite, quattro giorni fa, per circa 35 minuti ha osato parcheggiare, non conoscendo questa regola assurda. Il problema è che questa vicina stava passando le sue due notti sulle quattro annuali, proprio in quel momento. Si è infatti, ovviamente, accorta del "misfatto". Risultato: l'apposizione della catena di plastica.


Certo che oggi, domenica, questa signora anziana, assieme al marito, ferventi cattolici, sicuramente siederanno in prima fila sulla panca di una chiesa, si batteranno il petto e si comunicheranno con Dio. Nella confessione, che avranno fatto prima, non avranno contemplato la catena di plastica, ne sono certo. Non sono nessuno per giudicare ma costruire muri, mettere catene è uno spirito divisivo, non comunitario, rivendicare la propria esclusività su un principio inutile, a mio parere, è contro gli insegnamenti di base del Vangelo. La buona novella, l'eu-anghelion, parla di unità, di condivisione, di spezzare il pane e dividerselo, non di prendere la pagnotta e mettersela nella borsetta. Nella vita terrena "nulla è conquista, tutto è dono". E questa signora ha avuto tanto in dono. Ma forse mai a sufficienza.


Da una signora di oltre ottant'anni mi aspettavo qualcosa di meglio che un pezzo di sterile plastica a segnare una divisione, speravo in un sorriso, una stretta di mano, anche se virtuale, di questi tempi, magari un abbraccio, sempre virtualissimo ma sincero. Invece...


La catena, quella catena, divide gli spiriti, non li lega, divide l'anima dal corpo. Forse il tempo, ancora per quanto ne possa avere davanti, le dirà, le indicherà la via giusta. "Non è mai troppo tardi per convertirsi ma è necessario farlo ora", come dice Papa Francesco, non sappiamo quando sarà il nostro ultimo respiro.


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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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