• Lino Rialti

Via il Segreto di Stato fino al 2001: finalmente tante verità verranno a galla



Oggi è un giorno storico: una data da segnare non solo nel calendario ma negli annali e probabilmente nei libri di storia. Il Consiglio di Presidenza del Senato ha deciso, all'unanimità, di desecretare tutti gli atti fino al 2001.


La senatrice Anna Rossomando, Partito Democratico, lo ha annunciato, in una nota, dichiarando: "Avevamo preso l'impegno e la scorsa settimana, alla vigilia del quarantesimo anniversario della strage di Ustica, l'avevamo ribadito. Oggi il Consiglio di Presidenza del Senato ha deliberato all'unanimità la desecretazione degli atti classificati fino al 2001. La speranza è che questi documenti, finalmente accessibili, possano dare un contributo alla verità su tante pagine della storia del nostro paese ancora oscure, a partire proprio da Ustica".



Il Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, avendo contribuito attivamente al successo della importante svolta, ha detto che: "Oggi è il giorno della verità storica e della trasparenza: il Consiglio di Presidenza ha deciso all'unanimità di desecretare tutti gli atti delle commissioni parlamentari d'inchiesta fino al 2001. L'impegno è che lo stesso criterio sarà esteso nei prossimi lavori fino ai nostri giorni, affinché non rimangano più ombre e opacità".


Ma diciamolo chiaramente: dietro ad ogni strage impunita vi sono verità scomode. Di mistero, quasi sempre, ce n'è poco. Si conoscono le dinamiche, le ragioni dei gesti efferati, spessissimo si è arrivati a mettere le mani sugli esecutori materiali e quasi sempre si capisce chi potrebbe esserci dietro e perché.



Sono almeno quarant'anni che assistiamo con cadenza irregolare, a misfatti, uccisioni, esecuzioni sommarie, sparizioni, vere e proprie stragi ma in quasi tutti i casi i processi, quando ancora in piedi, ondeggiano, vagano circolarmente e le verità vacillano, a volte le sentenze vengono archiviate e non divengono pubbliche, come il contenuto dei fascicoli processuali.


La Verità è nuda e viene nascosta, quando potrebbe additare i colpevoli che ancora siedono su poltrone sistemate dietro scrivanie dorate e potenti. Così fino ad oggi questi "servitori dello Stato" alla rovescia, hanno ostacolato l'evento naturale della scoperta del colpevole, del mandante.



Dai vari misfatti ed uccisioni della Banda della Magliana, a Piazza Fontana, dalla strage di Bologna, a quella dell’Italicus, ma via dei Georgofili, il rapimento Moro, l’eccidio di Capaci prima e di via D’Amelio poi, queste, alcune delle stragi che tornano in mente e sono ancora avvolte da un'aura di voluto mistero, forse finalmente potranno essere più comprensibili, soprattutto nel versante delle "menti raffinatissime" che le avevano architettate.


Pensando, tornano in mente i rapporti “inquinati” tra apparati delle istituzioni e mafia, politica e servizi segreti che, come afferma in un libro il giudice Ferdinando Imposimato, si mescolano con quell'altro apparato, segreto, chiamato "Gladio". Se poi si considera che in via Sicilia c’era il quartier generale del Sisde e di tutti gli altri organismi paralleli dello Stato”, allora il gioco è fatto.



Tutte queste stragi sono state lasciate nella fumosa atmosfera del mistero artificioso, è chiaro che in tutte quelle citate ed in altre, vi sia stato un coinvolgimento di elementi politici e istituzionali di spicco. Lo dicono le sentenze, molte delle quali sono state appositamente occultate.


Solo relativamente recentemente, in un archivio super riservato, a Palazzo Giustiniani, non per niente, dall'inizio del 1900 fino al 1985 sede della Loggia massonica del Grande Oriente d'Italia, ora sede di rappresentanza del Senato, è stata ritrovata la sentenza che riguardava la prigione in cui Moro è stato segregato dalle Br per tutti i 55 giorni. Atti che riguardavano verità scomode. A partire dalle dichiarazioni, mai ritrovate, rese dagli inquilini della palazzina di via Montalcini. Addirittura uno dei condomini morì in seguito ad un incidente stradale. Una versione, questa, che non ha mai convito. Bene, gli atti, le sentenze e i verbali di queste testimonianze non sono mai stati resi pubblici poiché dimostrano che c’era un progetto preciso per l’eliminazione dell’onorevole della Dc, in cui il primo ad essere coinvolto era Francesco Cossiga, almeno secondo il giudice Ferdinando Imposimato. Del sequestro Moro sapeva Licio Gelli. Tanto che il 16 marzo 1978 affermò: “il più è fatto”. Dichiarazioni che sono, ovviamente, agli atti, già ritrovati.


Finalmente, con questo importante atto di desecretazione, a tutte queste morti, lo Stato italiano e le sue Istituzioni potranno dare risposte, potranno rendere omaggio alle vittime, anche se veramente in modo tardivo, potranno spiegare al popolo, che lo chiede, la Verità ed additare i veri colpevoli e chi li ha appoggiati e coperti per così tanto, troppo, tempo.


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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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